La rassegna. (Philadelphia, Pa.) 1917-????, July 07, 1917, Image 1

Below is the OCR text representation for this newspapers page. It is also available as plain text as well as XML.

    KISLSS6Q[II3I
Both Phones
ANNO I. No. 12
jLa nostra efficienza
in politica e l'attuale movimento coloniale
l# inconcludenti e morbose
strombazzate di certa stampa as-1
servita ciecamente agl'interessi
di una cricca di malintenzionati. 1
che 11011 ostante il sopraggi unge
re delia canicola na voluto un po
troppo ili questa settimana tal'
sudare ì nostri buoni coloni, ci
offrono l'occasione ui trattare di
nuovo un tema intorno al qualu
più volte scrivemmo per il passa
to.
L'occasione non ci dispiace in
vero, come peraltro non ci sono
mai dispiaciute tutte quelle chu
danno campo a discussioni ampio
e serene nel campo del giornali
smo obiettivo, giacche riilette «
tocca molto da vicino uno dei no
stri più importanti problemi di
vita coloniale. Onde sia essa la
benvenuta.
i
Chi oggi si accingesse a dir»
che la nostra Colonia non ha nel
l'ambiente politico locale un va
lore propoi zionato alla sua im
portanza numerica non avrebbe
latta certamente la più grande !
scoperta di questo mondo, giac- 1
che la cosa è tanto chiara, è tan
to ovvia da non richiedere 1 au
silio di molti o di pochi lumi pei
esser vista e notata a dovere. i
Di chi la colpa V lndubbi
amente di un po' di tutti — "sètì'za'
meno bisogna subito rispondere ;,
principalmente di quelli che a* :
vrebbero potuto lare molto men- ;
tre fecero nulla, nell'interesse ]
del nostro corpo elettorale nel
corso di tanti anni, attraverso
tanta evoluzione di uomini e di
cose.
La Coionia è andata, di anno in
anno, crescendo non solo di enti
tà economica, ma anche di forza
numerica nessuno lo può giu
stamente mettere in dubbio; mal
chi pensò mai a disciplinarla in
maniera che essa aumentasse
anche di elettori? Nessuno di
quelli che oggi, atteggiandosi a
tribuni condottieri, vorrebbero
far la voce grossa, nessuno dei
tanti che solo oggi, per chissà
quali ragioni, vorrebbero occa
sionalniente esporsi dai balconi
della politica locale, proclaman
done la necessità assoluta pei
interesse collettivo coloniale.
La stampa, per esepipio, non
ha mai fatto alcun che di vera
mente positivo per coltivare a
dovere il nostro campo politico,
mentre, ove si fesse veramente
insistito a dovere intorno a cer
te cose, ognuno se le sarebbe
messe in mente da anni così co
me pretendesi che ora si faccia in
un momento, per effetto di una
semplice rumorosa suonata di
trombe che, a giudizio di chi usa
ragionare col cervello, può sem- !
pliceniente lasciare il tempo che j
trova e nulla p»ù. Certe cose, ,
Perchè sortiscano l'effetto dovu- !
to hanno bisogno di una seria,
Paziente e lunga preparazione;
occorre cioè che intorno ad esse
vi si lavori con giudizio e fermez
za > senza tentennamenti, senza
riserve, senza reticenze, senza
risparmio di sorta. Chi pretende
di riuscire facilmente neù diffici
le e di affiontare con soverchia
franchezza compiti ardui e com
plessi non fa che semplicemente
Sgannarsi di grosso. Di conse
guenza le disiHusioni ed i disin
ganni non possono essere se non
grandi e noi, francamente par
lando, certe disillusioni e certi di
inganni non vorremmo si pro
vocassero a nessun costo perchè
|s,.essi, oltre che dispiacere grande
mente a chi è costretto soffrirli
ITALIAN WEEKLY NEWSPAPER
L)evoteci to tlie welfare and advancement of the Italiana in America
S. LIBERATORE, Direttore
(inettamente, sono di grande e
ui grave nocumento pei gun te- j
l'esai generati uena massa.
£>e ìa, stampa ha dormito gros
so pei conio suo ua un lato, meli
ire avrebbe potuto tar tanto pei
riavvi vare le nostre sopite am
bizioni per la politica locale, an
cue iu quasi totalità uei nostri
uomini ui aiiari se ne sono sem
ine uoiceiuente disili teressati, &
mutue ciie si para poi Uei nostri
proiessiomsu in ispecie uegn
ì uno-americani i quiui in mez
zo a Lauto seno aitare Hanno
sempie uato indegno spettacolo
1 ai se con un ìriamerenusmo che
i
non iia se non saputo sempre
ui estremamente colposo.
| uati questi dolorosi preceden
ti, il nostro presente non può, nel
caso ni esame, certamente pre
sentale caratteri che possano lu
singare alcuno m qualche modo,
vjgnuno e costretto riconoscerlo
.olente o ..oiente ed il male sa
leooe me..te se linisse qui e se.
'suii esempio e sull'esperienza dei
i passato, s incominciasse per dav
vero ad edificare per l'avvenire;
| ma e proprio di ciò che noi dubi
tiamo moltissimo ed i nostri
. uuoni, cne peraltro sono forti,
dureranno per chissà quan
ci ediamo si possa riu
! sene a compiere in uno spazio di
< tempo relativamente breve tutto
| cu» cne può essere solamente o
' pera di lunghi anni di prepara
| zione seria e positiva, e di un
lavoro intensamente fattivo
compiuto sull'accordo di molte
persone serie.
Ogni tanto, alla distanza sem
pre di molti anni, ci è capitato di
' assistere in Coionia al risveglio
improvviso di certa gente per un <
qualche movimento politico. Sic
come improvviso a guisa di fol-,
gore che cade a ciel sereno, senza l
!la dovuta preliminare prepara
zione, ogni movimento che si
volle iniziare non ebbe la durata
più lun fc a di queila elle può aver-,
si dal fuoco di paglia e, di conse
guenza, gli effetti non ne furono
mai né molti e nè pochi, giaccho
dopo il rumore fragoroso dei pri
mi entusiasmi che rimasero in
franti contro ostacoli non ocula
tamente previsti, si ricadde nel
l'apatia completa.
Certamente, così comportan
dosi la grande maggioranza dei
nostri coloni che all'occorrenza
vogliono meritare l'aggettivo fli
dirigenti, i nostri elettori sono
stati sempre pochi e noi non Ài
siamo mai potuti far sentire cop
la voce (IPparecchi uomini prol
prii, mentre ci siamo dovuti seni*-
pre contentare di quello che si ò
.oluto dare per il lavoro ed il
servizio costante di pochi che, d.i
anni, seppero lavorale per la po
litica e per il pai tito così come ad
altri non è mai pi.teiuto di farci
Di chi la colpa per tanto incon}
veniente? Certamente di quelj
| li che non vollero o non seppero
fare, perchè gli altri, anche sé
[avessero fatto poco o male, so
no a nostro modo di vedeie degni
1 sempre del migliore encomio.
E' bello alzar la voce per fare
' rimproveri o per muovere criti-
I che alle azioni altrui, quando chi
si accfnge a rimproverare ed a
, far la critica se ne stette com
pletamente a riposo e in dispai te,
guardando o nemmeno guardan
do come di altri facessero a la
vorare ed a spendere, conseguen
temente, non solo il loro miglioi
PHILADELPHIA, PA.. SABATO, 7 LUGLIO 1917
jtenpo ma anche del bel denaro,
I pei coltivare un certo cam
po nella politica, giacché
! non v e chi non sappia che chi
s'immischia nella politica deve
sempre poter disporre di gran
tempo e di bel denaro per poterlo
ilare senza tanti disagi e se vuo
le, a tempo opportuno, raccoglie
re tutti quei frutti che dal cam
po politico si possono eventual
mente sperare.
Certa stampa, che puzza di
consorteria le mille miglia lonta
no per esser presa sul serio e per
lessere tenuta in considerazione
dai bempensanti, ha preteso di i
tiiziare un grande movimento
per abbattere la potenza politica
del Cav. C. C. A. Baldi.
Quanto sia strana e stupida la
pretesa non v'è bisogno di gran
tiie perchè ognuno lo capisca,
specie quando si consideri da
(pialie pùlpito viene la predica.
Sono a capo, o meglio sono i
fomentatori di quello che do
vrebbe chiamarsi un serio movi
mento, mentre invece non è altre
che un'assordante suonata di
vecchi tamburi, i fratelli Di Sii
vestro, gli eterni e maligni sobil
latori di ogni male, gl'imbroglio-,
ni impenitenti della coscienza co '
loniale, i facili mestieranti di
cricche losche e di consorterie di
soneste.
Quello che rincresce, che di-(
spiace moltissimo invero è il ve-
<&£» MI Uu.lto movnneQto in
teso falsamente a rigenerare la
Colonia, hanno saputo brigare,
fino ad ottenerla, l'adesione di
parecchi dei nostri migliori uo
mini sulla di cui serietà e sul d'
cui carattere generale c'è stato
e c'è tuttora da fidare moltissi
! mo.
Evidentemente questi uomini
i hanno aderito in buona fede, ca
dendo ancora una volta nel laccio
! abilmente teso da due inganna
popoli, e noi abbiamo fiducia che
I essi non tarderanno ad accorger*
•selle QOSÌ come si accorsero di al
i tre cose in altre circostanze nei
i rapporti degli stessi signori.
> Noi siamo di quelli cui piace la
logica innanzi tutto e ci sforzia
mo per quanto ci è possibile di
non farne mancare ai nostri mo
desti ragionamenti.
/Si dice, si constata che tutto
/il controllo politico sia attuai
mente nelle mani del Cav. C. C
A. Baldi il quale ne usa a suo
| piacimento, solo per suo torna
coi to, s e. se volte col danno e
con ì umiliazione degli altri. Noi
no vogliamo contestarlo meno
m; nente, perchè ove lo facessi
mo ci sentiremmo subito dire
che interveniamo per assumere
.e difese di chicchessia mentre in
effetti non è così. Anzi vogliamo
passare dalla parte di tutti quei
buoni che hanno l'intenzione di
sbalzare dal piedistallo della po
litica il Cav. Baldi, sempre però
che, con i fatti alla mano*e non
con le soiite vaghe assertive di
cui tutti ne hanno oramai pieno
| lo stomaco, si riesca a dimostra
re i lati giusti ed onesti del pro
gramma che si ha intenzione di
svolgere, fino ad assolverlo con
ie migliori intenzioni non sola
mente per giovare al nostro no
me d'italiani, ma anche per fe
delmente servire gl'interessi
collettivi delia massa nei rappor
ti dell'ambiente ove essa è co
stretta vivere la sua vita di la
voro, di commercio o di industria
l'.'.he siasi.
Però pria che dalla parte no
'stra si passi a considerare in al
cun modo il famoso programma
rigenerativo politico che si ha
intenzione di svolgere è necessa
rio che ci si conceda, quale condi
zione "sine qua non", l'esclusio-
ne diretta ed indiretta dai movi
mento iniziato dei fratelli Di Sil
vestro. l'ino a quando l'agitazio
ne seguiterà a farsi con a capo
questi due signori oramai ripu
diati da tutti i buoni e da tutti
gli onesti è inutile che ci si venga
a dire ciie si è con l'agitazione
istessa animati dai migliori pro
positi, perche noi avremmo, e con
noi moltissimi altri, sempre il di
ritto di enon credervi a priori.
Escano, adunque, i cattivi dal
le lile dei buoni; rimangano, sie- >
110 cioè i solo buoni a concreta
re un qu'ausiasi programma per
chè, anche se sbagliato, il pub
blico non può condannarlo anzi
tempo, senza discuterlo nemme
no o senza attenderne, par giù- !
dicarlo \i dovere, le sue fasi ulti-1
me, tutto quel processo evoluti- j
vo cioè di cose che, nella gene- [
ralita dei casi, fa sempre diro |
senza prevenzione intorno ad un
fatto qualsiasi.
/Qualunque potessero essere i
Unti dei Cav. C. C. A. Baldi nei
/•apporti e nei riguardi della sua
vita politica non sta certamente
a dei disonesti a poterli giudica
re e condannare. Un giudizio ed
una condanna in questo caso, o-
I ve pei davvero si avesse il dirit- '
ILO di farlo, dovrebbero darli so
lo quolli clie moralmente, se non
altro, si possono dire almeno e
guali se non superiori al Cav.
sJJaUIi., Fintantoché non avremo
questi uomini e li vedremo farsi i
uuuuwi .1 del aospet-j
to, senza il menomo preconcetto
contro di essi, noi, pur niente
ligi alla causa dei Cav. Baldi, del
.quale peraltro fummo un tempo
j spietati per quanto leali avver- !
i sari, ci crediamo in diritto non
solo ma noi dovere anche di met
tere in guardia la Colonia contro
le manovre arruffone di certi di
sonesti, anche se ad essi riesca a
trascinare nel movimento, per j
come è avvenuto, degli ottimi e
spiccati coloni sul di cui conto
si potrebbe sempre poco o nulla
osservare in quanto a carattere :
e ad onestà.
"Dimmi con chi, vai e ti dirò
chi sei" dice un vecchio, un
antico, un popolare adagio. Pei
quanto il caso di ricordarlo non
sia per noi per nulla adatto,
siamo di una certa coscienza noi,
io noti ognuno a dispetto di ogni
| insinuazione in senso contrario
che potesse sempre partirci dai
nostri avversari di nessuno
scrupolo, pur tuttavia potreb
be diventarlo per tutti quelli che
non sanno le cose così come le
sappiamo noi. Dell'equivoco ce né
dispiacerebbe non poco per tutti
quei buoni sono pochi invero
ed è una fortuna che, solo
giuocati nella buona fede la più
supina, si trovarono di dare la lo
ro adesione ad un inconsulto
movimento e di far causa comu
ne in conseguenza con gente con
tro la quale la Colonia s'è da
tempo pronunziata irremissibil
mente condannando.
Nelle lotte per gl'interessi di
una comunità è necessario che si
sia onesti anzitutto ed in buona
compagnia anche ; ove si dovesse
solo possedere fi primo requisito
e venissero a mancare i requisi
ti essenziali per la seconda con
dizione, meglio sarebbe non in
gaggiarle le lotte perchè esse an
drebbero tutte inappellabilmente
perdute con lo svantaggio mas
simo di tutto quanto vorrebbe e
potrebbe dire dell'interesse col
lettivo preso sinceramente o fal
lamente a difendere.
Lascino itólora i buoni la cat
tiva compagnia, e se veramente
hanno della intenzione di risolve
re taluni nostri problemi di poli
tica, che a parer loro sieno stati
trattati malamente fino ad oggi,
si dieno prima allo studio posi
tivo della difficile quistione, poi
formulino il migliore programma
che ad essi riesca possibile di fa
re, ed infine escano da soli nell'a
gone per ingaggiare e combatte
re tutte quelle lotte che voglio
no. 1 neutri di oggi sapranno in
dubbiamente decidere da quale
parte gittarsi.
1» ino a quando non sarà fatto
così in nessuna buona considera
zione potranno essere tenute le
»loro proposte anche se concepi
te, secondate e nutrite nella mas
sima buona fede. CuriangeiO
Cicale» Grilli
« Zanzare
li Console dorme! 11 Cav.
u. uditile. al quale, la settimana
scorsa indirizzammo una lettela
aperta per chiedergli le ragioni
uel suo grande attaccamento aula
losca ligula del Grande Vene ru
llile Ordine righ d Italia per lo
Stato ui Pennsylvania, na credu
to di non risponderci in alcun
modo.
in venta noi, sin dal momento
in cui sciivevaino, 11011 ci facem
mo molte lusinghe intorno al
latto di avere una risposta, per
che considerammo la cosa di na
tura troppo delicata per un con
jsiAe perchè, con diplomatica abi
liita, si evitasse che il pubblico a
' vessé occasione dì che pascersi
! bene nella sua sempre morbos
curiosità. Per cui la risposta non
ce l'aspettevamo troppo; ed ecco
I perchè nessuna sorpresa è stata
la nostra, nessuna disillusione ci
| na colpiti.
Padronissimo intanto il Cav.
Gentile di non rispondere; ma
nessuno può togliere a poi il di
j ritto di seguitare a cantare. j
Ognuno fa il comodo suo in ca
sa propria ; resta solo a vedersi
; pero se da questo "comodo" ne
: possano derivare danni in qual
che modo ai terzi. Questo appun
to è quello che voghamo assoda
i re.
A modo di vedere di chiunque
un Console ha sempre il diritto
di avvicinare, per ragioni del suo
ministero, tutte quelle persone
che gli piace di avvicinare, sen
za che nessuno vi possa trovare
a ridire per alcun verso, giacché
j v'è sempre la ragione del mini
stero per lo mezzo che ne salva
e giuatifica le apparenze anche
le piti brutte. Tutto questo, be
ninteso, intendiamo dirlo per la
generalità dei casi, per tutti
quei casi cioè dove l'occhio del
pubblico non è costretto a fer
marsi con soverchia attenzione
per. una indagine qualsiasi, sia
i ! essa anche di natura un po' mali
gna. Perchè per i casi speciali,
come quello da noi preso a trat
tare, la quistione muta di aspet
to ed allora conviene usare altro
trattamento.
Non c'è bisogno che stessimo
! a ricordare nuovamente i conno
tati morali del Grande Venera
i bile Old. F. d'l. per lo Stato di
i Pennsylvania, per dire che un
Console della rispettabilità del
Cav. G. Gentile non avrebbe mai
dovuto stringere con lui alcuna
alleanza, anche se si fosse trat»
; tato di assicurare 'la conquista di
IM picco irtissimo su quelle im
• pervie alpi dove i nostri soldati
stanno valorosamente combat
• tendo.
Ciò non pertanto, quando il
■ Sindaco della Città non voleva
; : fargli correre l'invito pel ban
• chetto alla Missione, non per non
invitare il capo dell'istituzione
i Figli d'ltalia lo noti ancora u
,na volta ognuno ma per evita-
iti che un appropriatole indetti
io, un (.ruttatole, uno spergiu
iu ueiia specie dei nostro Grande
Veinerabiie andasse ad un con
vegno dove, presumibilmente al
iiieno, dovevano intervenire solo
gentiluomini provati, il Console
coise ai suo salvataggio e solo
dietro la promessa che lo avreb
be preso sotto la sujj responsa
bilua' l'invito venne concesso.
'lutti capirono ed il Cav.
Gentile avrebbe dovuto capirlo a
preferenza di poi che era
1 individuo che non si voleva, era
la persona di un delinquente pro
vato che si voleva escludere ad
ogni costo e non la rappresen
tanza degl'Ordine come qualcuno,
per l'are il solito giuoco di busso
lotti, ha voluto insinuare.
Se tutto questo ebbe ragione
di capirlo anche il Cav. Gentile,
dove allora sono le buone ragioni
che lo indussero a farsi alleato
del Grande Venerabile fino a di
fenderlo così come fece?
Un console che per davvero a
vesse tenuto alla difesa del buon
nome italiano ed al rispetto delle
istituzioni coloniali avrebbe sen
tito principalmente due doveri in
occasione della venuta in mezzo
a noi della Missione Italiano: il
primo di non prendere a nessun
costo e pei nessuna ragione ver
so il Sindaco della Città le difese
di un individuo che non faceva
certamente, specie in quel mo
mento, onore al nome italiano;
il secondo di suggerire al
Grande Vener. perchè l'Ordine
venisse rappresentato al ban
chetto da persona che per dav
vero possedesse tutti i requisiti
per esserne 'legittimamente ed o
norevolmente a capo.
Tutto questo il Cav. Gentile
non fece, o meglio non credette
di fare ; mancò adunque a due di
Iquei doveri che un altro console
avrebbe forse sentiti con tatto
Ipiù sensibile e con odorato più
l'ino. . )
I tribunali coloniali Se up
giorno ci sarà dato tornare in 1-
talia e, parlando con qualcuno
di quelli che non passarono mai
\'Oceano, ci venisse
stranamente se, in mezzo alle no
stre colonie, si pensò mai ad isti
tuire de itribunali o delle corti di
giustizia per uso e consumo degli
italiani noi, provenendo da PÌIK
ladelphia, risponderemmo subito
che sì. E ci spieghiamo subito
come meglio ci è possibile di fa
re, giacché pensiamo che anche 1
i nostri lettori hanno premura di
sapere a che cosa mai noi inten
diamo riferirci, che cosa mai noi
intendiamo dire intorno ai cosi
detti tribunali coloniali.
Ecco qua, entriamo subito in
argomento :
Da qualche tempo a questa ,
parte è invalso in Colonia il bar
baro uso di distogliere i nostri
sodalizi dallo scopo bellissimo
del mutuo soccorso e dall'altro
nobilissimo della pubblica bene
ficenza, per agguerrirne e rivol
gerne le energie in pio' di tut
t'altre cause che non sono invero
quello per le quali i sodalizi sor
sero.
Di tanto in tanto, per esempio,
sentiamo che quella società è in
sorta per un voto di biasimo a
Tizio, per un voto di plauso o u
na pergamena a Caio. Proteste a
dritta e proteste a manca, tutte
quante che lasciano sempre, per
la soverchia leggerezza come
vengono votate e per la causa
sballata cui si vorrebbero far
servire, il temj>o che trovano.
Per un certo tempo ce ne sia
mo sentite piovere parecchie sul
capo; ma chi mai si curò di rac
coglierle almeno per onorarle
pur di una cestinatura? Sa-
5 soldi la copia
UFFICIO: 920 So. lOth Street
pevamo tene chi fosse a briga
re per onorarci lino all'importan
za di una protesta o di un voto
ui biasimo; per cui nessuna im
portanza alla cosa. Si protesto
conno di aveva
mo mosso guerra ad una cama
rilla di farabutti e di ladri eme
riti. Non ce ne dispiacemmo nè
punto e né poco; solo avemmo
un senso di compassione pioion
do per tutti quelli che erano stati
costretti ad agile ed a cosi den
tei are contro di noi.
Uggì è la volta del Cav. C. C.
# A. Baldi, giacché anche per lui
si stanno incomodando certi so
dalizi per onorarlo di voti di pro
testa, censura, biasimo e di tutto
cioè quanto possano essere capa
ci le menti di certa gente che
11011 si induce ancora a compren
dere che il tempo dei "Peppuc-
J ciò Romano" e dei "Giovannino
Alfano" incominciò a declinale,
a definitivamente declinare sul
i orizzonte della nostra Colonia.
Noi non sappiamo comprende
re perché i sodalizi ligi alia con
sorteria dei disonesti provati,
invece di votare ordini del gior
no che non lamio se non riaf
fermare nei buoni la fiducia ver
so i buoni ed il disprezzo verso i
cattivi, non arrivino fino al pun
to (li pronunziare condanne alla
galera. Vi sarebbe poco da me
ravigliarsi che tutto questo ac
cadesse per davvero, perchè ii
lievito per la nostra pasta colo
maly ji fermentato tino al pun
to da comprométtere tutta la pa
sta istessa.
Ci si voti per tutto questo un
voto di biasimo da un qualsiasi
sodalizio ligio ciecamente agl'in
teressi della cricca dei disonesti
e dei bacati, e noi sapremo ono
rarcene sempre più di quello che
non |K>ssano fare i disonesti sol
lecitatori di plausi e di perga
mene. lX<n Procopio
Al SIGNORI COMPONENTI IL
"BOARD OF DIRECTOR**"
DKLLA SO. PHILA. STATE
BANK, SUCCESSORI DEL
LA ITALIAN CO-OPERATI
VE DAN KING ASS'N.
Nei numero 5 del giornale lo
cale "La Ragione", 9 Giugno u.
s., mi si fa l'accusa specifica che
io avessi "ricattato la "Itaiian
Co-Operative Banking Ass'n." di
$400.00.
Vi invito pubblicamente ad
ammettere o smentire una tale
accusa a mio riguardo, con e
spiessa dichiarazione che, ove
abbiate delle . ragioni plausibili
per ammetterla, io vi lascerò li
beri di poter dire tutto quello che
crederete al riguardo, senza pe
ricolo che io potessi in alcun mo
do ricorrere alle corti di giustizia
per una qualsiasi riparazione sia
in linea penale che in linea civile.
Silvio Liberatore
SIG. PASQUALE TETI
lOth & Catharine St.
Philadelphia
Nel numero 5 del giornale lo
cale "La Ragione", 9 Giugno u. s.
mi si fa l'accusa specifica e de
terminata che io ti abbia truffa
ta la somma di Dollari Duemila."
Ti invito quindi ad ammettere
o negare esplicitamente l'accusa
■ istessa, con espressa formale di
• chiara/ione che ove tu avessi del
■ le ragioni per accusarmi di tan
to reato, potrai sempre farlo li
• ber-aniente a mezzo della stampa
o come meglio potessi credere,
perchè io non mi avvarrò mai
I delle corti di giustizia per impe
dire che a mio riguardo si potes
■ se sempre parlare liberamente a
- base di verità. S. Liberatore